| (no subject) |
[Feb. 14th, 2006|01:55 pm] |
un cuore di cemento.
f.d.a.: "il cuore rallenta la testa cammina in quel pozzo di piscio e cemento.".
c'era stata, un tempo, voglia di scappare e un insieme di pigrizie a trattenerlo, in quel posto fuorimano. era rientrata lei da poco e mentre lui guardava in strada gli parlava di qualcosa circa traffico e casino: la giornata era finita e il caseggiato di fronte era l'unico con cui potesse dir d'averla condivisa. la sentì mettere in ordine la spesa. si staccò dal davanzale, andò in cucina e chiese: "che c'è da mangiare?". dopo che un poco che aspettava la risposta che lei non gli rispondeva notò un suo lieve sobbalzar di spalle: pensò stesse piangendo, poi s'accorse che rideva a crepapelle.
ci pensò su un po'. mise su il paltò. dopo un ora era annegato in un bicchiere. nel mondo della scienza s'ebbe molto a disquisire sul se in fondo fosse morto d'alcool o di dispiacere, ma la cosa che sorprese e che più destò sgomento fu scoprir che niente cuore: solo un pezzo di cemento. per un po' lei lo andò pure a trovare. domeniche a lucidare con il palmo della mano foto e data: un certo giorno nato e da quello in poi pian piano spento. marito affettuoso, più che lapide recensione, morto all'alba del millennio di disoccupazione.
f.d.a.: "poserò la testa sulla tua spalla e farò un sogno di mare.".
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| (no subject) |
[Feb. 10th, 2006|11:17 am] |
2001 aprile 10.
t.m.: "cosa cambia le cose e quando cambia cosa resta, intanto che mi ritorna tutto a bomba nella testa mi chiudo come un riccio e sembro pazzo?".
Salvation Road è fatta di piccoli passi. Piccoli passi che se ne fregano della lunghezza del percorso da compiere. Piccoli passi che se ne fregano della lunghezza del percorso compiuto. Piccoli passi che sostengono occhi attenti. Attenti alla strada. Incuranti di nubi. Oscuramente presaghe. Addensatesi ad adombrare il cammino. Salvation Road ha un percorso tortuoso. Un percorso che a volte s’annoda a spirale. E a volte scorre d’olio. E dà impressione di inutile moto. Occorre fede su Salvation Road. Occorre credere che essa, prima che noi, abbia una meta. Occorre abbandonarsi a serie di inutili piccoli passi. Piccoli passi che in fila compiono lunghi percorsi. Fantasmi ai bordi della strada. Ci tentano a indulgere in inutili soste. Soste in cui sembra che la strada si riduca al semplice tratto di essa che in quel punto è percepito. Ma lunga è Salvation Road. E differente ogni segmento che la compone. E tra un segmento e un altro è ammesso il paragone. Non il giudizio. Non si giudica Salvation Road. Salvation Road si percorre. Con piccoli passi e occhi bassi. Occhi attenti. Perché si trovano cose preziose su Salvation Road. Si incontrano compagni in viaggio. Pellegrini di stessa razza. Destinati a stessa meta. Ha incroci Salvation Road. Ma le strade che incrocia si chiamano tutte Salvation Road. C’è chi la percorre. Ma è sempre lo stesso individuo. E le città che attraversa si chiamano tutte Nemesis. Ed i fiumi che attraversa si chiamano tutti Lete. E i mari che attraversa sono tutti i mari della Luna. Non ci si perde su Salvation Road. Perché Salvation Road è la strada di chi s’è sperso. Senza aver perso mai. E non ti volti a guardare culi su Salvation Road. Perché non ci sono culi da guardare. E non c’è cane a ricordarti come si fa ad abbaiare. E il tempo. Il tempo non conta davvero un cazzo su Salvation road. Non c’è tic. Nessun tac. Non ci sono sbadigli. Ma ansimi d’ansia. Non ci sono voci. Ma sussurri portati dal vento. Non è tua Salvation Road. È di nessuno. Perché si perde tutto sulla Salvation. Si trova tutto sulla Salvation. E non c’è bimbo che insegni di nuovo a lacrimare. E le labbra si seccano e si spellano su Salvation Road. Nessun dolore sulla Salvation. La Salvation è il dolore. Nessuna gioia sulla Salvation. La Salvation non ha odore. Né colore. O sapore. La Salvation ha piccoli passi. Di piccoli individui. Con occhi attenti e bassi. Perché non c’è nulla da vedere su Salvation road. E nulla che meriti d’essere capito. Perché chi s’è sperso non va capito. Ma preso per mano. E portato avanti di altri piccoli passi. E fino a che noia ci baci con violenza. E fino a che non ficchi la sua lingua nella nostra bocca con violenza. E fino a che faccia sentire i suoi denti marci. E fino a che quella lingua non giunga a leccarci le viscere. Non sapremo di essere noi. Quei piccoli uomini. Che fanno. Piccoli passi. Con occhi bassi. Su Salvation Road.
t.m: "se il mare fosse il mio ambiente naturale potrei stare sul fondo a riposare e come una conchiglia imitarne il rumore.".
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| (no subject) |
[Feb. 2nd, 2006|09:54 am] |
time machine.
g.n.: "c’è una notte lunga e limpida, finirà ma è la tenerezza che ci fa paura.".

g.n: "vado punto e a capo vedrai: quel che resta indietro non è tutto falso e inutile.".
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| (no subject) |
[Jan. 25th, 2006|01:25 pm] |
una donna a salamina.
alle termopili, sotto la cappa del sole settembrino, il cadavere crocifisso di leonida veniva scarnificato da uccelli necrofagi: i persiani erano riusciti, per mezzo d'un infame traditore, a passare per lo stretto valico. Atene, minacciata dalle orde orientali, era stata abbandonata al saccheggio persiano, e la sua popolazione trasferita sulla costa del peloponneso. un oracolo, consultato dagli ateniesi, aveva risposto che la salvezza della città risiedeva nelle proprie mura di legno: una profezia che rimandava alla marina ateniese, recentissima e moderna, la possibilità di scampo dall'asservimento al re persiano serse.
la scelta di salamina, come luogo per la battaglia, fu lungamente e duramente dibattuta tra i greci, che giustamente temevano l'imponente, ma lenta e di vecchia concezione, flotta persiana, ma alla fine temistocle prevalse. in effetti la stretta di salamina offriva vantaggi al minor numero dei grecie peraltro era una zona di mare con dei venti regolari e ben noti ai marinai della flotta. Serse venne ingannato da un infiltrato ateniese che gli fece credere che l'esercito ateniese fosse sulle navi: una vittoria in mare sarebbe stata risolutiva.
si giunse quindi allo scontro. il re serse si posizionò, per godersi la vittoria, su un alto promontorio e per ore attese che la flotta nemica movesse, accusandola di temporegiare, cosa che era vera, in quanto temistocle conosceva i venti della zona ed i loro orari, ed attese fino a poco prima che si alzasse un vento contrario ai persiani per fa avanzare la flotta. subito i persiani si lanciarono all'attacco, allo scopo di schiacciare sulla spiaggia le navi nemiche e lì distruggerle, ma il vento contrario rese vani gli sforzi dei rematori e le prime linee persiane si ritrovarono nell'impossibilità di manovrare e schiacciate tra i greci e le navi che le seguirono: in queste condizioni vennero presto sopraffatte.
alla battaglia di salamina partecipava, tra le fila persiane, uno dei pochissimi, a dire il vero non me ne vengono in mente altri, ammiragli donna, la regina artemisia. atemisia era regina di alicarnasso, dove aveva fatto costruire l'omonimo e famosissimo mausoleo. artemisia si era duramente opposta, era donna intelligente e soldato esperto, all'accettare battaglia a salamina, ma messa in minoranza aveva rinunciato ad ulteriori lamentazioni. già nelle prime fasi della battaglia artemisia aveva capito che le cose buttavano male, impossibilitata a ritirarsi fece del suo meglio per districarsi nel groviglio di navi alla deriva coi remi spezzati e di navi greche e persiane che si inseguivano e combattevano fino a quando la nave sulla quale si trovava fu inseguita da una agguerrita nave greca.
artemisia prese allora una decisione di quelle che nella sconfitta dimostrano la capacità di un comandante di superare gli schemi, di non perdersi d'animo e di salvare i propri uomini per la prossima battaglia: inseguita dalla nave greca punto dritto una nave persiana, per coincidenza comandata da un suo antico rivale, e speronatala la affondò. il greco al vedere questo comportamento pensò d'essersi sbagliato e cambiò la rotta. dall'alto del promontorio uno degli uomini di serse disse al re: "gurdate, maestà, guardate come si batte bene artemisia!". il re chiese se quella davvero fosse artemisia e quando questo gli venne confermato provò ancora più stima e ammirazione per la regina di alicarnasso: "così le donne mi diventano uomini egli uomini donne!". fortuna di artemisia fu che nessuno della nave speronata sopravvisse.
artemisia riuscì quindi a scampare a salamina e nessuno ebbe a godere della taglia che leerastata posta sul capo: era insopportabile per i greci che una donna potesse sfidarli in combattimento. la battaglia fu una terribile sconfitta per i persiani che persa la flotta non ebbero modo di supportare l'enorme, e bisognoso di rifornimenti, esercito persiano, così che la seconda guerra persiana si potesse concludere con una vittoria greca che però non ebbe ragione di serse che già era tornato in patria lasciando un suo generale a salvare il salvabile. anche questo avvenne su consiglio di artemisia, che interrogata gli disse di lasciare ilgeneralee tornare in patria:se il generale avesse vinto, essendo suo schiavo, serse avrebbe vinto, se avesse perso sarebbe rimasto serse a continuare a dar filo da torcere ai greci. era una donna saggia e un ottimo soldato. |
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| (no subject) |
[Jan. 18th, 2006|03:30 pm] |
perfect lover's morning scream.
m.g.: "è la tua bocca che mi manca soprattutto, tu sei cresciuta come il cuore nel mio petto.".
la mia quotidianità, perder tempo, quel tempo che rimane. dissiparlo nel non senso. sesso igienico: nessun senso di colpa anche se pur essendo in due mi sento solo. e ancora mai m'augurerei di nuovo l'opprimente sensazione di averti mia, l'angoscia d'esser tuo. ti cerco se serve & se serve mi cerchi. ci serviamo: per il resto meglio evitarsi. dici ti amo; non dico mai "ex". ci si trova nel buio che precede il sonno, il luogo delle eterne attese. noia da superlavoro per falsi sorrisi e risposte di circostanza: muovo la lama; opero il cambiamento; torno a perder tempo.
m.g.: "se non avrò più un altro amore come il nostro io preferisco amarti ancora di nascosto.".
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| (no subject) |
[Dec. 20th, 2005|10:02 am] |
ecceziono grattandomi le palle.
ora io dico... anzi no, lasciamo perdere. |
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| (no subject) |
[Dec. 14th, 2005|12:29 pm] |
ecceziono.

What does your handwriting say about YOU?
You plan ahead, and are interested in beauty, design, outward appearance, and symmetry. You are a social person who likes to talk and meet others. You are affectionate, passionate, expressive, and future-oriented. You are not very reserved, impatient, self-confident and fond of action. You enjoy life in your own way and do not depend on the opinions of others. |
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| (no subject) |
[Dec. 12th, 2005|02:43 pm] |
uno, due, tre: stella!
i.f.: "tutta la gente non sa dietro quale segreto, dietro quale divieto, si perde una notte così.".
annuì convinta, forse troppo avventatamente, quando lui disse che la realtà gli sembrava seguire le logiche del sogno: qualcosa sembrò stridere. non era il più sbronzo, anzi, cominciava solo da poco a sentirsi meglio, in quella festa dove conosceva tutti senza che gli fosse mai interessato conoscere a fondo qualcuno. una ragazza versò un bicchiere di vino sulla testa di un'altra ragazza che si voltò bruscamente col risultato che il bicchiere cadde per terra: anche se il rumore era coperto dalla musica e dalle chiacchiere ad alta voce dei presenti lui lo avvertì distintamente come se si fosse infranto nella sua testa. "sei convinta che la realtà segua le meccaniche del sogno?", chiese.
dopo mezz'ora aveva salutato quelli che era indispensabile salutare, aveva corso per le discese e le salite che lo separavano da casa, aveva malparcheggiato, era salito a piedi per le scale ed aveva chiuso la porta alle sue spalle. era rimasto un po' con le spalle alla porta, senza accendere la luce. aveva strizzato forte gli occhi, aveva scrollato la testa, respirato a fondo, concluso che s'era fatto insostenibile per ogni situazione che non lo vedesse solo. poi aveva detto: "mavvaffanculo, va."; e se ne era andato a letto dove aveva pensato per qualche istante ad un brano del grande gatsby prima di addormentarsi, una roba che faceva più o meno: "se x avesse saputo che tutti a quella festa stessero pensando le stesse cose che lei pensava si sarebbe sentita meglio.".
i.f.: "tutta la gente non sa dietro quale dolore, se dolore c'è, quando son quasi le tre.".
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| (no subject) |
[Dec. 7th, 2005|09:56 am] |
maledetti sian sempre i tiranni!
mi hanno profondamente disgustato alcuni aspetti dello sgombero del presidio popolare in val di susa. uno degli aspetti che più mi fanno orrore è stata la scelta di inviare a sgomberare i poliziotti e carabinieri del *battaglione*. il presidio popolare era tale in senso stretto, essendo composto da padri di famiglia, madri, anziani, ragazzini. quale minaccia essi costituivano? quale pericolo giustificava l'uso della forza nella modalità con cui questa è stata espressa?
le forze dell'ordine del *battaglione* sono composte da gente che fa praticamente vita di caserma, una vita che dall'isolamento dalla società civile e dall'addestramento a situazioni limite trae la forza con la quale risolvere gravi situazioni di ordine pubblico, quali possono essere tifoserie violente organizzate o l'estremismo politico violento di piazza, non certo un campeggio di paese, per quest'ultimo sarebbe opportuno utilizzare la polizia ed i carabinieri delle stazioni locali, gentre che vive in mezzo al popolo e che ha per forza di cose tenderà al primato del dialogo sullo sfollagente.
si è parlato di infiltrazioni da parte di insurrezionalisti. anche fosse vero è ancora più opportuno l'utilizzo del dialogo allo scopo di evidenziare al popolo che presidia la differenza con gli insurrezionalisti che necessariamente avrebbe fatto prendere le distanze a quella brava gente. la sciura rosa sarebbe la prima ad andarsene se s'accorge che tra la gente c'è qualcuno che prende a schiaffi il suo maresciallo dei carabinieri e a quel punto l'uso del *battaglione* sarebbe legittimo, anzi, auspicabile.
voglio dire che a genova per il g8 posso accettare, data la minaccia annunciata, a che fosse schierata una polizia che somiglia più a un esercito. contro quattro massaie no. no, anche perchè ci si deve rendere conto che non si ha a che fare con dei camerati o dei compagni, ma che invece si manganella il padre di fronte al figlio e alla madre, si manganella nonno, il fornaio, la tabaccaia bbona che magari ci casca. come si fa, nel torto o nella ragione, a sopportare che uno sburo manganelli tuo padre? si innesca odio, la gente si stringe a coorte, coorte cittadina nel senso letterale del termine [o se preferite falange cittadina, ove siate dei frociazzi ellenofili.]. e contro un popolo che lotta non c'è promessa di berlusconi che valga, eh.
la lega. sarà che io al nord vi faccio tutti leghisti, ma mi chiedo con quale faccia i membri leghisti del governo si sentano di avallare una simile dimostrazione di forza e violenza da parte del potere centrale proprio loro che strillavano roma ladrona fino a ieri e lo fanno ancora oggi. dov'è la lega? in val di susa o poggia le trafficate chiappe su una poltrona romana? rido della lega, anche se credo che come per tutti i movimenti la sua anima popolare sia scemata da tempo.
quello che ho visto e sentito relativamente a questo fatto mi addolorerebbe molto, non ci avessi fatto il callo, vedere una espressione di volontà chiara e determinata del mio popolo, che sentendosi minacciato nel territorio, nella salute, nella libertà e nella sua sovranità si vede trattato come fosse una conventicola di terroristi. gente che vede la fascia tricolore del proprio sindaco calpestata dai poliziotti.
lunardi è mai andato a quel presidio? mai. temeva per la propria incolumità? ma questo è proprio di un tiranno, non già di un ministro eletto democraticamente dal proprio popolo. lunardi non c'è andato, ci ha fatto mandato suo cuggino: pisanu, un uomo che se avesse un briciolo di onore dovrebbe quantomeno rassegnare le dimissioni e non, ripeto non per genova, dove si può discutere sulla forma, ma per la val di susa. pisanu, questo bava beccaris del terzo millennio, questo manganellatore di famiglie che il governo appoggia con solidale complicità dovebbe vergognarsi.
questo è fascismo, fascismo nell'accezione, l'unica, sulla quale possiamo tutti trovarci d'accordo: è la più bieca reazione espressa con la forza da parte di una classe politica che non è con, dal e per il popolo ma che anzi arricchisce con la vessazione di quest'ultimo.
possa la signora lunardi spendersi i proiventi dello studio milionario che il maritino premuroso le ha affidato per il tunnel in medicine |
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| (no subject) |
[Dec. 1st, 2005|02:50 pm] |
ecceziono.
 Assomigli a Maximilien Robespierre! La tua indole e' quella del rivoluzionario. Davanti a cio' che non ritieni giusto, non esiti a combattere, e a opporti con tutte le tue forze. Sei mosso da buoni propositi, e credi che il cambiamento non possa che essere positivo. Tuttavia il rischio e' quello di perdere il controllo della situazione: non sempre una rivoluzione porta effetti positivi, e quindi i tuoi buoni propositi potrebbero non portarti a cio' che avevi sperato.
A quale personaggio storico assomigli? brought to you by Quizilla |
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| (no subject) |
[Nov. 29th, 2005|02:20 pm] |
we.
t.: "ti immagini se fossimo come uccelli?".
considerarla "inutile pulsione erotica" friggendo un uovo un giorno troppo umido: corsi per questo il rischio d'affogare, perchè si può morire di pepsicola, e la cosa più inutile divenne indispensabile. tornai a posare il culo sul divano. rollai e le mani dissero "tremiamo." e dopo ogni cosa riebbe il suo valore, su dritta al cuore con l'ascensore, poi dormii troppo e mi svegliai lunatico.
presi la macchina per non pensare e guidai per ore lungo il canale puntando a parcheggiarmi tra le tue lenzuola. giuro che ci sarei rimasto solamente un attimo, comunque vada il tempo di cambiarmi d'abito. poi metti la stagione poco clemente, mettici un corteo che ti fa cambiare strada, fatto sta che mi persi e non se ne fece niente.
tornai a guardare di traverso l'uovo finchè mi convinse a romperne uno nuovo e a quello vecchio feci il funerale [giù per il cesso, dritto nel canale], mi sentii male e vomitai parecchio. venne la notte ed ebbi un sonno rotto. fu poi mattina e finto indifferente, una persona cui non accade mai niente, indossai un completo ed uscìì tra la gente.
t.: "sarebbe così strano staccarsi da terra e salire.".
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| (no subject) |
[Nov. 24th, 2005|04:03 pm] |
"non è un giocattolo.".
c.c.: "matilde odiava i gatti, gli arrampicatori sociali, le cravatte verdi, le spiagge affollate.".
dal buco che la coperta cenciosa lasciava aperto mi raccontò che era cominciato come un gioco. era bambino e quando lo rimproveravano cercava di distrarsi, di non sentire più le parole sgradevoli che gli venivano rivolte. si fissava su un punto e si faceva ronzare le orecchie. poi il gioco si era complicato ed aveva iniziato ad immaginare una faccia. una faccia verde. una faccia cattiva.
mentre gli accadevano cose indesiderabili cominciava a far fare smorfie alla faccia fino a quando la faccia non iniziava a farne da sé. poi la faccia un bel giorno, un brutto giorno, un giorno cominciò a parlare. un parlare che nessun altro poteva udire, chiaramente. divennero commenti sarcastici su quello che lo sgradito interlocutore reale stava dicendo. commenti che a volte lo facevano ridere lasciando a bocca aperta gli astanti: "che cazzo ridi? che cazzo hai da ridere?".
passavano gli anni ed era sempre più chiuso in se stesso. passavano gli anni e cominciò a rispondere alla faccia, ne contestava la crudeltà, le spietate osservazioni, il cinismo più becero. camminava agitandosi come un ossesso perso nelle sue conversazioni immaginarie. passavano gli anni, gli si fotteva la vita. poi la faccia sparì lasciandolo di fronte alla realtà per come questa negli anni era divenuta. e adesso passa le giornate cercando la faccia verde in giro per la città.
c.c.: "matilde odiava i gatti, parenti, vicini e lontani.".
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| (no subject) |
[Nov. 23rd, 2005|09:35 am] |
il tempo non è mai distanza.
r.w.: "why do you think we should suffer in silence?.".
cercavo il tuo corpo allungando la mano come ignorassi se ne fosse andato e respiravo attraverso il tuo cuscino riuscendo quasi a riprendere fiato.
le cose cambiano, finiscono. a volte sembrano morire. eppure lasciano tracce che perdurano, almeno fin quando ne segui il divenire, ed è già oggi. ed è questo tempo. tempo d'albe e tramonti sempre uguali. orizzonti che medesimi si susseguono mentre pedali.
e non lo so dov'è che stiamo andando, io e l'idea residuale di te. e non lo dove ti sto portando, cercando di perdermi senza perdere te.
r.w.: "when a heart is broken there's nothing to break.".
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| (no subject) |
[Nov. 16th, 2005|04:56 am] |
le parole crociate sono distillati di noia per gente senza fantasia.
c.: "so I try to laugh about it.".
forse avevano parlato troppo, forse non si erano capiti affatto: come sia sia s'alzò il sole dell'alba sulla via del ritorno. lui aveva la faccia contratta e lei, distratta, s'accarezzava i capelli. ogni istante che passava erano più lontani; ogni istante che passava erano meno belli. fecero colazione con troppa gente intorno, si rifugiarono negli occhiali da sole e fu subito giorno. si misero ognuno nel suo letto al canto degli uccelli e fecero l'amore insieme ognun per conto suo. poi fino a sera sognarono di non essere esistiti mai. o forse lo sperarono solamente per fuggire i guai. la sera venne, ed era quella di un giorno diverso: senso, se mai ce ne fosse stato, s'era da tempo sperso.
c.: "because boys don't cry.".
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| (no subject) |
[Nov. 14th, 2005|05:30 am] |
ne ammazza più l'alba che la bomba.
p.s.: "take me now baby here as i am.".
mi chiedo dove sono, mentre per l'ennesima volta mi ritrovo nei panni di un tipo che detesto. per rifondarsi occorre trovare un suolo roccioso al quale aggrapparsi per ripartire scavando metri cubi su metri cubi di detriti fangosi. ogni tanto dal fango un souvenir che può essere la tartaruga marina che scegliesti per me o l'odore della cucina della caserma. possono essere quelle mutande trasparenti come il rumore di uno spazzolone sulle ossa frontali. il sapore del sangue, quello di un succo di frutta alla pera.
mi chiedo chi sono, mentre per l'ennesima volta non sono dove voglio ma dove dovrei essere proprio perchè non dovrei esserci. ma tu, summa di bellezza pericolosissima, tu lo sai chi sei e da dove vieni. e questo mi sconcerta assieme al contatto della tua coscia con la mia: elettrriccità adolescenziale.
un giorno tutto questo non sarà più, e se ti devo dire ciò mi conforta.
p.s.: "love is an angel disguised as lust.".
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| (no subject) |
[Nov. 8th, 2005|05:57 am] |
anzi sì.
p.t.: "tu non dici mai niente: tu non dici mai niente.".
se c'è una cosa brutta del viaggiare è il ritorno. se c'è una cosa brutta nel dormire è il risveglio. mi piaceva l'autunno. mi somigliava. cadevano le foglie così come gli entusiasmi dell'estate, vittime dell'ormone e delle chiappe al vento, mi si seccavano addosso per poi esfoliare a loro volta. l'autunno mi somigliava. ora mi sembra di guardarmi allo specchio. e se mi guardo allo specchio di solito mi incazzo. l'autunno mi fa incazzare.
questa vita destrutturata somiglia sempre di più ad una matriciana destrutturata: interessante ma se la mangia il gatto. il sesso a comparti. amicizia a comparti. comparti di parenti. c'è tutto e non c'è niente. una vita artificiale progettata a tavolino. emozioni al microscopio: una volta analizzate non hanno più misteri. divengono sequenze numeriche: non sono più emozioni. e così questa vita troppo ruminata.
ci vorrebbe una botta di spontaneità, un po' di idiozia. sbagliare scientemente. crearsi un casino per una volta inatteso. bisognerebbe che io passassi la palla a dio, visto che se la tengo io la partita è di una noia mortale. occorre che io mi rifondi. senza passare dal via. senza le vventimila. così. per puro sport. per il pubblico pagante. che poi sono sempre io.
p.t.: "qualche volta tu piangi come piangon le bestie che non sanno il perche’ e non dicono niente.".
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| (no subject) |
[Nov. 7th, 2005|04:56 am] |
tanto non c'ho niente da dire.
situazione lavorativa: vegeto. situazione abitativa: casa è la salvezza. come entro chiudo a tre mandate e riprendo fiato. situazione sentimentale: smetto le seghe a metà. abbigliamento: ma sticazzi. scarpe: le preferite attuali sono cortez arancioni. sciarpe: nera, lunga, nel cassetto. libri acquistati/ricevuti in dono o in prestito nelle ultime due settimane: devo comprare l'ultimo hanson e non lo trovo. libri letti: austerliz, bello. è in libreria. l'autore non me lo ricordo. mostre: si, ciao. cinema: dvd rotto. porco il papa zappatore. vita sociale: non ricordo. sempre troppo fuori. vita ormonale: ululo. vita immaginativa: salvifica. sigarette fumate: non le conto più. ore dormite: sempre troppo poche. la cosa più intelligente che ti viene da dire oggi: devo rifondarmi ma non riesco ad acchiapparmi. |
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| (no subject) |
[Oct. 24th, 2005|08:35 am] |
pina, gina e tina.
c.s.: "lazio merda.".
bisognerà ch'io cresca. che smetta di rimbalzare tra il dire e il fare, tra terra e mare. bisognerà che esca. che accetti qualcuno che si faccia accettare e che entrambi si accetti d'accettare. ma già *entrambi* mi deprime e faccio quadrato sul mio consolidato, che è un qualcosa che ruzzica, per quanto sbagliato.
quando mi prende che penso in rima o assonanze , di pessima qualità, mi detesto.
c.s.: "lazio lazio merda.".
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| (no subject) |
[Oct. 20th, 2005|03:19 am] |
solidea.
j.h.: "purple haze was in my brain: lately things don't seem the same.".
ho un'idea cannibale [cucciola e selvaggia] che vive nello sporco agli angoli del mio pensiero e si nutre di altre idee che, sciocche, vedendola avvicinarsi [cucciola e piangente] l'accolgono, la cullano, le cantano le nanne: l'idea cannibale [cucciola e affamata]le divora con euforica furia in un unico schizzo d'ossa frante, poi torna nello sporco, nel suo angolo, tra la polvere.
ho un idea malata [sporca e piagata] nel sottoscala del mio pensiero: s'è trascinata li quando ha capito non ce l'avrebbe fatta [sporca e tossente] a superare un nuovo inverno e, ormai da anni incagliata in quel sottoscala, invernodopoinverno&infernodopoinferno, al buio [sporca e lobotomizzata], con un occhio aperto aspetta che la morte le liberi l'anima.
ho idee nascoste che non riesco più a trovare. idee puttane buone per ogni occasione. idee tossiche un tanto al chilo. idee svaporate come champagne lasciato aperto in frigo. ombre di idee. muffe di idee. riflessi di idee. idee. i dee. e-dee.
quasi quasi chiamo la disinfestazione.
j.h.: "purple haze was in my eyes: don't know if it's day or night.".
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| (no subject) |
[Oct. 17th, 2005|11:33 am] |
in morte di ipazia.
s.: "è tramontata la luna con le pleiadi. la notte è al mezzo. il tempo scorre ed io dormo da sola.".
una rabbia che la rassegnazione non riesce a contenere mi da il rinnovarsi della morte di ipazia alla quale assiste il mio transitare terreno. i miei occhi increduli vedono concretizzarsi la celebrazione della vanità sotto forma d'un ponte che colleghi il nulla al nulla. le mie orecchie si straziano nell'ascoltare coloro che ghettizzarono e coattamente convertirono dei colpevoli di nulla parlare di diritti civili come concessione divina.
davvero i miei occhi e le mie orecchie rischiano d'essermi di scandalo. davvero sento il bisogno di fuggire, in queste condizioni, la pur vana lotta delle parole contro questa realtà contingente. m'asterrei dal discutere con un cretino temendo che lo star dietro alle sue cretinerie possa, nell'interlocutore, farmi apparire parimenti cretino. come posso argomentare sulla necessità d'un ponte o sulla provenienza divina dei diritti civili senza rischiare di sembrare un povero idiota come chi questi argomenti propone?
da tutto sappiamo salvarci, a tutto siamo pronti, ma non alla granucola di colpi che senza un senso, che non sia semplice rempire il vuoto, la classe dominante ogni giorno ci propina confondendoci, lasciandoci senza parole. stupendoci, spiazzandoci. bakunin stesso aggiornerebbe le sue impressioni circa un mondo in cui l'assurdo era abituale, l'impossibile possibile, trovandole inadeguate alla pazzia impazzita di quest'epoca.
così ogni giorno tu muori, ipazia, trafitta da conchiglie acuminate, davanti ai miei occhi. ogni giorno trovo la mia vergogna nel non morir con te ed il mio riscatto nel riconoscerti, senza che mai il bilancio si pareggi.
s.: "ma me non ape, non miele; e soffro e desidero.".
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